Palazzo Pitti  

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Train wreck at Montparnasse (October 22, 1895) by Studio Lévy and Sons.
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Train wreck at Montparnasse (October 22, 1895) by Studio Lévy and Sons.
List of works in the Palatine Gallery

The Palazzo Pitti, in English sometimes called the Pitti Palace, is a vast mainly Renaissance palace in Florence, Italy. It is situated on the south side of the River Arno, a short distance from the Ponte Vecchio. The core of the present palazzo dates from 1458 and was originally the town residence of Luca Pitti, an ambitious Florentine banker.

The palace was bought by the Medici family in 1549 and became the chief residence of the ruling families of the Grand Duchy of Tuscany. It grew as a great treasure house as later generations amassed paintings, plates, jewelry and luxurious possessions.

In the late 18th century, the palazzo was used as a power base by Napoleon, and later served for a brief period as the principal royal palace of the newly united Italy. The palace and its contents were donated to the Italian people by King Victor Emmanuel III in 1919, and its doors were opened to the public as one of Florence's largest art galleries. Today, it houses several minor collections in addition to those of the Medici family, and is fully open to the public.

Contents

More

The Palatine Gallery, on the first floor of the piano nobile of the Palazzo Pitti, contains a large ensemble of over 500 principally Renaissance paintings, which were once part of the Medicis' and their successors' private art collection. The gallery, which overflows into the royal apartments, contains works by Raphael, Titian, Correggio, Rubens, and Pietro da Cortona. The character of the gallery is still that of a private collection, and the works of art are displayed and hung much as they would have been in the grand rooms for which they were intended rather than following a chronological sequence, or arranged according to school of art.

The finest rooms were decorated by Pietro da Cortona in the high baroque style. Initially Cortona frescoed a small room on the piano nobile called the Sala della Stufa with a series depicting the Four Ages of Man which were very well-received; the Age of Gold and Age of Silver were painted in 1637, followed in 1641 by the Age of Bronze and Age of Iron. They are regarded among his masterpieces. The artist was subsequently asked to fresco the grand ducal reception rooms; a suite of five rooms at the front of the palazzo. In these five Planetary Rooms, the hierarchical sequence of the deities is based on Ptolomeic cosmology; Venus, Apollo, Mars, Jupiter (the Medici Throne room) and Saturn, but minus Mercury and the Moon which should have come before Venus. These highly ornate ceilings with frescoes and elaborate stucco work essentially celebrate the Medici lineage and the bestowal of virtuous leadership. Cortona left Florence in 1647, and his pupil and collaborator, Ciro Ferri, completed the cycle by the 1660s. They were to inspire the later Planet Rooms at Louis XIV's Versailles, designed by Le Brun.

The collection was first opened to the public in the late 18th century, albeit rather reluctantly, by Grand Duke Pietro Leopoldo, Tuscany's first enlightened ruler, keen to obtain popularity after the demise of the Medici.

La Galleria Palatina è un importante museo ospitato in Palazzo Pitti a Firenze.

Descrizione

È situata in alcuni fra i più bei saloni del Palazzo (dal quale deriva appunto il nome Palatina cioè del Palazzo), nel piano nobile. La superba collezione di dipinti è centrata sul periodo del tardo Rinascimento e il barocco, l'epoca d'oro del palazzo stesso, ed è il più importante esempio in Italia di quadreria, dove, a differenza di un allestimento museale moderno, i quadri non sono esposti con criteri sistematici, ma puramente decorativi, coprendo tutta la superficie della parete in schemi simmetrici, molto fedele all'allestimento originario voluto dal Granduca Pietro Leopoldo tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.

In particolare in quel periodo si provvide a sistemare nel palazzo una parte delle opere dell'immenso patrimonio mediceo che non potevano essere tutte esposte agli Uffizi per ragioni di spazio fisico, lasciandovi, in linea di massima e con le dovute eccezioni, le opere del primo periodo del Rinascimento, fino ai primi del Cinquecento. Per questo la stragrande maggioranza delle opere è realizzata su tela, poiché la tecnica della pittura su tavola venne gradualmente abbandonata dalla seconda metà del Quattrocento, in quanto più laboriosa nella preparazione e che produceva opere ovviamente più pesanti e più difficilmente trasportabili e appendibili alle pareti, secondo le nuove mode.

La sistemazione a quadreria esalta le bellissime cornici intagliate e dorate, mentre oltre che dai dipinti, le sale sono arricchite anche da sculture e pezzi di mobilio pregiato, come i tavoli e i cabinet magnificamente intarsiati di pietre dure secondo l'arte del commesso fiorentino, praticata fin dal Seicento dall'Opificio delle Pietre Dure.

Lo stesso biglietto oggi da accesso anche al museo degli Appartamenti monumentali ed alla Galleria d'arte moderna

Storia delle collezioni

Il fondo base del museo è composto da circa 500 dipinti che testimoniano il personale gusto collezionistico di vari componenti della famiglia Medici e che passarono nel 1743 alla città di Firenze per volontà testamentaria dell'ultima erede della dinastia Anna Maria Luisa de' Medici, che riuscì in questo modo a impedirne la dispersione, come accaduto invece ad analoghe raccolte di Roma o di Urbino, disperse o confluite in altre collezioni di paesi stranieri per via di complicate questioni ereditarie e dinastiche. A Palazzo Pitti erano anche conservate le eccezionali raccolte di Vittoria della Rovere, sposa del Granduca Ferdinando II e ultima erede dei duchi di Urbino, delle quali facevano parte un gran numero di tele di Raffaello e Tiziano.

Pietro Leopoldo, come si è detto, nel suo programma di razionalizzazione di ogni aspetto della città, divise grosso modo le opere di pittura e scultura (antica e moderna) tra gli Uffizi e Palazzo Pitti, mentre le gemme, le curiosità naturalistiche e scientifiche divennero il nucleo originario del Museo di Storia Naturale.

La prima apertura al pubblico risale al 1833, con un nucleo spiccatamente eccezionale di opere Raffaello, Andrea del Sarto e Tiziano, nonché tutti i maestri della scuola fiorentina tra Cinque e Seicento, notevoli esempi della scuola veneta coeva ed alcune famose opere di Caravaggio, Rubens e Van Dyck.

Spesso i quadri a soggetto sacro, nati per abbellire gli altari di varie chiese, vennero acquistati sia dai Medici che dai Lorena in cambio di copie o di opere moderne fatte fare per l'occasione; tuttavia il cambio di collocazione, dalla chiesa al palazzo, comportava spesso una manomissione dei dipinti, con tagli ed aggiunte necessari a uniformare le dimensioni per creare composizioni di fantasiose geometrie sulle pareti. Spesso quadri di epoce ed autori diversi venivano accostate in pendant per il loro tema, o per la composizione delle scene, o più semplicemente per la similarità estetica.

Il percorso espositivo

La galleria si trova al primo piano nel braccio sinistro del palazzo, dove si trovano alcune della sale più belle dell'intero complesso. Dopo il maestoso scalone dell'Ammannati, si arriva alle sale che venivano per lo più usate dal Granduca, sia per la residenza privata, sia per le udienze pubbliche. Il percorso espositivo inizia nel vestibolo e prosegue con alcune sale dedicate alla scultura (interessanti i busti dei granduchi, soprattutto di Cosimo I ritratto come un imperatore romano) e al mobilio antico, come la sala degli Staffieri, la Galleria delle Statue e la sala del Castagnoli,oltre la quale a sinistra inizia la galleria vera e propria. Le sale seguenti prendono il nome dal tema degli affreschi che le decorano sulle volte. Il ciclo è dedicato alla mitologia greco-romana, ma celebra anche la dinastia di casa Medici secondo un preciso e articolato sistema simbolico. In particolare i soggetti mitologici rappresentano degli esempi che alludono al tema della Vita e educazione del Principe, e rappresentano un'opera fondamentale del barocco a Firenze, che produssero profonda influenza sugli artisti locali dal Seicento in poi. Gli affreschi delle prime cinque sale furono realizzati dal più celebre artista dell'epoca, Pietro da Cortona, mentre le altre sale sono opera di artisti neoclassici della prima metà dell'Ottocento.

Sala di Venere

Oltre al movimentato affresco sulla volta di Pietro da Cortona, dedicato all'operato di Venere e Cupido, qui si si conserva una famosa Venere italica di Antonio Canova. Sono ben quattro i capolavori di Tiziano:

  1. Il concerto, opera giovanile (1510-1512)
  2. Il Ritratto di Giulio II, copiato da Raffaello (opera alla National Gallery di Londra), ma diverso nei risultati soprattutto legati al magistrale uso del colore tipico di Tiziano
  3. La Bella, dipinto per il duca di Urbino (1536)
  4. Il Ritratto di Pietro Aretino, (1545) dove si manifesta appieno la ricchezza cromatica e la complessità stilistica delle opere della maturità del maestro, per esempio con il contrasto tra i rossi della barba e il blu della veste che esalata la figura e da un sfumatura inquietante al personaggio, girato schivamente di profilo.

Non potevano mancare nella sala un rimando a Rubens, maestro ideale di Pietro da Cortona e equivalente fiammingo di Tiziano, infatti qui sono collocati due suoi grandiosi e solenni paesaggi, Il ritorno dei contadini dal campo e Ulisse nell'isola dei Feaci. Infine sono degne di nota due marine (Marina del Faro e Marina del Porto) dipinte tra il 1640 e il 1649 dal celebre paesaggista napoletano Salvator Rosa.

Sala di Apollo

Domina la sala una grande pala con la Sacra Conversazione di Rosso Fiorentino (1522), il più importante artista fiorentino del primo manierismo assieme a Jacopo Pontormo, la cui tela fu ampliata in epoca barocca per essere adattata alla cornice.. Qui si trovano anche due opere di Andrea del Sarto, la Pietà (1523-1524), maestosa ed equilibrata, e la Sacra famiglia Medici, uno dei suoi ultimi lavori, mentre altre due opere di Tiziano sono esposte vicino:

  1. Giovane inglese o Uomo dagli occhi glauchi (1540 circa)
  2. la famosa Maddalena, anteriore al 1548 e molto copiata dagli artisti che ebbero modo di ammirarla.

Si trovano qui anche altre importanti opere della scuola veneziana, come il Ritratto di Vincenzo Zeno di Tintoretto, la Ninfa e il satiro di Dosso Dossi (in realtà il titolo tradizionale è incorretto perché si tratta di una scena ispirata dall'Orlando Furioso).

L'Ospitalità di San Giuliano (1612-1618 circa) esemplifica lo stile monumentale del fiorentino Alessandro Allori, mentre la Risurrezione di Tabita del giovane Guercino e la Cleopatra, opera matura di Guido Reni, mostrano la grandiosità della scuola bolognese del Seicento.

Anche l'arte fiamminga è qui ben rappresentata dal celebre Doppio ritratto di Carlo I d'Inghilterra e di Enrichetta di Francia ispirato a Van Dyck, dal Ritratto di Isabella Clara Eugenia di Rubens (1625), e dal Ritratto della Granduchessa Vittoria della Rovere di Giusto Suttermans (1640 circa).

Sala di Marte

In questa sala sono collocati due capolavori di Rubens: le Conseguenze della guerra (1638), un'allegoria grandiosa in sintonia con il tema degli affreschi di Pietro da Cortona sul soffitto, e i Quattro filosofi (1611-12 circa), di grande intensità. Entrambe le tele sono ricche di citazioni letterarie e filosofiche e vi compaiono spesso figure della mitologia classica.

Corredano la sala anche una serie di ritratti, fra i quali i più importanti sono:

Sala di Giove

Una delle più belle sale del palazzo, in origine era destinata al trono del granduca. Autentici capolavori decorano le pareti, come la Velata di Raffaello (1516), ideale femminile di bellezza, forse ritratto della celebre Fornarina sua amante, e le Tre età dell'uomo (1500 circa), uno dei rarissimi quadri di Giorgione, maestro indiscusso della scuola veneta del Rinascimento. Qui sono concentrate anche le tele di scuola toscana del primo Cinquecento, come il Compianto sul Cristo morto di Fra Bartolomeo (1511-12 circa), un'Annunciazione coeva, opera del secondo periodo artistico di Andrea del Sarto (quello più legato all'arte di Michelangelo), e il San Giovanni Battista dello stesso autore, con chiari influssi della statuaria classica. Agnolo Bronzino è qui rappresentato dal Ritratto di Guidobaldo della Rovere (1530-32), mentre la cosiddetta Tavola delle Tre Parche, risalente al 1537 circa, fu in passato attribuita a Michelangelo, ma oggi si crede più probabile che sia l'opera di un seguace non ancora individuato esattamente.

Sala di Saturno

Qui è situato il più consistente nucleo di opere di Raffaello, che permette di ripercorrere diversi periodi e stili della sua attività: dalla Madonna del Granduca (1506 circa) ancora legata alle vicende artistiche di Pietro Perugino e di Leonardo, ai Ritratti di Agnolo e di Maddalena Doni (1506-1507), di grande forza psicologica, all'incompiuta Madonna del Baldacchino (1507), fino alle opere della piena maturità stilistica come il Ritratto di Tommaso Inghirami (1510 circa) e la famosissima Madonna della Seggiola (1513-1514 circa) di grande tenerezza e sublime nella stesura della pittura, monumentale e al tempo stesso dolce scena familiare. Completa la eccezionale serie la Visione di Ezechiele, un'opera più tarda del 1518, dalla spiccatissima composizione monumentale, secondo lo stile romano del pittore che tanto influenzerà gli artisti successivi legati alle scuole del classicismo e del barocco.

Altre opere importanti nella sala sono il Compianto sul Cristo morto (1495) di Pietro Perugino, maestro di Raffaello, il Salvator Mundi di Fra Bartolomeo (1516) e due dipinti di Andrea del Sarto: la Disputa sulla Trinità del 1517 circa e l'Annunciazione.

Sala dell'Iliade

La sala è decorata con gusto spiccatamente neoclassico, rivelando la datazione degli ornamenti di fine del Settecento di Luigi Sabatelli e aiuti. Anche qui un'opera di Raffaello, La gravida (1506 circa), dai brillanti colori esaltati dallo sfondo nero, tipico della pittura fiamminga coeva. Sono inoltre esposte due opere di Andrea del Sarto, l'Assunta Passerini (1526) e l'Assunta Panciatichi (1522-1523), opere del periodo tardo e più solennemente monumentale della pittura dell'artista fiorentino, il Ritratto di Valdemaro Cristiano, Principe di Danimarca di Giusto Suttermans e il Battesimo di Cristo di Paolo Veronese (1575 circa).

Sala dell'educazione di Giove

Questa stanza era la camera da letto del Granduca e la sua funzione è in qualche modo richiamata dall'Amore dormiente di Caravaggio, dove il soggetto classico del Cupido addormentato è realizzato con un inconsueto realismo, dato dal forte contrasto fra luci ed ombre.

Sala della stufa

Collocata accanto alla camera da letto conteneva le condutture del sistema di riscaldamento e che fungeva da stanza per la toeletta e per l'abbigliamento del Granduca. Straordinari sono qui gli affreschi di Pietro da Cortona con le Quattro età dell'uomo (1637), opera fondamentale del barocco in città, che diede nuovo impulsa alla scuola pittorica fiorentina.

Sala di Ulisse

Anche qui spicca una notevole opera di Raffaello, la Madonna dell'Impannata (1514 circa) eseguita durante il soggiorno romano dell'artista. Qui si trova anche uno dei rari capolavori quattrocenteschi della galleria, la Morte di Lucrezia, opera giovanile di Filippino Lippi.

Sala di Prometeo

La sala è dedicata al primo rinascimento fiorentino, con innanzitutto un capolavoro di Filippo Lippi, il Tondo Bartolini (Madonna con Bambino) (1450 circa), di delicata armonia tipica della maturità dell'artista, e con alcune pitture di Botticelli e della sua bottega.

Si trova qui anche la Sacra Famiglia con una santa, un tondo di Luca Signorelli. Il primo manierismo toscano è rappresentato dall'Adorazione dei Magi (1523) e dagli Undicimila martiri (1530 circa) di Jacopo Pontormo.

Corridoio delle Colonne

Il Corridoio delle Colonne contiene diverse opere di piccolo formato di scuola olandese e fiamminga dei secoli XVII e XVIII, collezionate spesso dalle corti europee per il loro minuto realismo e squisita fattura.

Sala della Giustizia

Questa sala ospita soprattutto pittura veneta del XVI secolo, come il Ritratto del Mosti, opera giovanile di Tiziano dove già risplendono i virtuosismi coloristici del grande pittore, o il Ritratto di gentiluomo (1570 circa) di Paolo Veronese.

Sala di Flora

Domina fra le opere esposte la scuola fiorentina del Cinquecento, con due Storie di Giuseppe di Andrea del Sarto (1515).

Sala dei Putti

Sono qui raccolte soprattutto opere olandesi e fiamminghe, come Le tre grazie (1622) di Rubens, realizzato su tavola con la tecnica del monocromo, cioè solo con il chiaroscuro, o le miniature ingrandite della serie delle Nature morte di fiori e frutta di Rachel Ruysch (1715-1716).

Sala del Poccetti

Per accedere alle sale seguenti si deve tornare indietro fino alla Sala di Prometeo, quindi si entra nella Sala del Poccetti, dal nome di Bernardino Poccetti che la affrescò quando era una loggia aperta, mentre oggi è chiusa e ospita opere seicentesche.

Sala della Musica e Sala del Castagnoli

Seguono la Sala della Musica, dalla decorazione neoclassica, detta anche dei Tamburi per via della curiosa forma cilindrica dei mobili, e quella del Castagnoli, dominata da un magnifico tavolo rotondo decorato con intarsi in pietre dure e detto delle Muse (1851).

Quartiere del Volterrano

Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano, fu pittore di corte nel Seicento ed affrescò la sala detta Delle Allegorie, anche se anche i quattro ambienti successivi vengono generalmente indicati con il suo nome. Queste sale, che danno sul maestoso cortile interno dell'Ammannati, non erano usati come galleria originariamente, ma furono adibiti a questo scopo solo nel 1928 quando si resero necessari nuovi spazi per ospitare opere provenienti soprattutto dalla soppressione di monasteri e chiese.

Sala di Psiche

È dedicata interamente all'opera del grande vedutista napoletano Salvator Rosa, vissuto nel Seicento. Fra le opere più importanti la Selva dei filosofi e la Battaglia fra turchi e cristiani.

Ultime sale

L'esposizione termina nel Vestibolo, dal quale si può vedere il Bagno di Maria Luisa, dal nome di Anna Maria Luisa de' Medici, l'ultima discendente della famosa famiglia regnante che nel 1737 donò tutte le collezioni di famiglia alla città di Firenze. Infine si trova la Sala della Fama con opere di artisti fiamminghi olandesi, oltre la quale si trova l'accesso per gli Appartamenti Monumentali.

Le opere maggiori

Sandro Botticelli
Caravaggio
Fra Filippo Lippi
Artemisia Gentileschi
Perugino
Raffaello
Pieter Paul Rubens
Luca Signorelli
Tiziano

Bibliografia

  • Guida d'Italia, Firenze e provincia "Guida Rossa", Touring Club Italiano, Milano 2007

Voci correlate





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