Real Museo Borbonico  

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Train wreck at Montparnasse (October 22, 1895) by Studio Lévy and Sons.
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Train wreck at Montparnasse (October 22, 1895) by Studio Lévy and Sons.

The Real Museo Borbonico is now the Naples National Archaeological Museum. From 1777 until 1859 it was known as the Real Museo Borbonico.

"Transformed in the late eighteenth century by Pompeo Schiantarelli in "Royal Museum" and "Study of the Old Palace", the new museum exhibits archaeological collections from Herculaneum, Pompeii and Stabia. Indeed, Ferdinand IV of Bourbon, who succeeded his father Charles III of Spain passed to the Spanish throne in 1759, he moved between 1806 and 1834 the collection of Capodimonte (former Farnese collection) and the collections of the Palace of Portici, and the Cardinal Stefano Borgia Caroline Murat. Also in 1806, many pieces of art and archaeological collections of the Museum were transported to Palermo, Sicily, where the Bourbon kings moved after the events of the Neapolitan revolution and establishment of Murat in Naples." --Sholem Stein

Il museo: il "Real Museo Borbonico" (1777-1859)

Succeduto sul trono di Napoli il figlio Ferdinando IV, dopo aver espulso nel 1767 i Gesuiti dal Regno di Napoli, nel 1777 spostava definitivamente l'Università dei Regi Studi nel loro ex convento del Salvatore, e decideva quindi di trasferire nel liberato palazzo sia il "Museo Hercolanese" dalla Reggia di Portici, che il "Museo Farnesiano" dalla Reggia di Capodimonte, oltre alla Biblioteca, ed alle Scuole di Belle Arti. I lavori di ristrutturazione vennero affidati a Ferdinando Fuga: costui ridusse l'atrio di ingresso da tre ad una sola navata, quella centrale, murando tutte le arcate, e lo stesso venne fatto a tutto il porticato occidentale, mentre l'aula absidata "dei Concorsi" fu abolita ed in essa realizzato l'attuale scalone monumentale, seppure in piperno.

Il progetto prevedeva una netta separazione tra i vari nuclei, con al pianterreno il Museo Hercolanese intorno al cortile occidentale, la Quadreria farnesiana invece intorno al cortile orientale, mentre gli ambienti sul piano ammezzato venivano destinati da un lato al bibliotecario ed al restauro, dall'altro alle Accademie ed allo "studio del nudo", e naturalmente il "Gran Salone" al primo piano alla biblioteca. Crescenti critiche all'operato del Fuga (oscurità del corridoio di accesso, cattiva esposizione dell'Accademia, costi eccessivi, eccetera) fecero sì che nel 1780 la prosecuzione dei lavori fosse affidata a Pompeo Schiantarelli, che non tardò a ripristinare il vecchio atrio a tre navate riaprendo le sue arcate, a realizzare davanti al museo il terrapieno con i relativi scaloni in basalto e poi - progettando di soprelevare l'edificio - ad abbattere i tetti a spiovente sopra le ali laterali per sostituirli con delle terrazze. Lo Schiantarelli è una figura importante per i numerosi progetti di ampliamento del Museo, progetti purtroppo tutti abortiti per le più diverse ragioni.

Mentre Pietro Bardellino nel 1781 realizzava ancora l'affresco sulla volta del "Gran Salone", i lavori venivano di lì a poco interrotti per la morte del Fuga, la mancanza di fondi, ed infine il terremoto nelle Calabrie (1783) che stornò le rimanenti risorse. Tra il 1786 ed il 1788 Ferdinando IV riuscì - nonostante le vive proteste e l'opposizione di papa Pio VI - a trasferire da Roma a Napoli le ricche e importanti collezioni di antichità farnesiane, ereditate da sua nonna Elisabetta Farnese. Ciò richiese un progetto di ampliamento del museo. Il primo progetto dello Schiantarelli prevedeva di ampliare il museo verso nord, acquistando il giardino del convento di Santa Teresa, e realizzando un'ampia galleria ad emiciclo; questo progetto fu cambiato in uno simile dove l'ampio emiciclo veniva sostituito con un altrettanto ampio corpo rettangolare con un unico cortile centrale, ovvero con due cortili simmetrici, in sostanza prevedendo un raddoppiamento del museo verso nord. Tuttavia i costi eccessivi di questi progetti obbligarono lo Schiantarelli a ridimensionare il tutto in un terzo progetto. I lavori vennero ripresi nel 1790, ma l'anno dopo l'astronomo Giuseppe Casella propose di inserire nell'edificio un osservatorio astronomico, che obbligò a rielaborare nuovamente l'ultimo progetto: esso prevedeva la realizzazione di un'alta torre nell'angolo nord-est dell'edificio (dove oggi è esposto il plastico di Pompei). Benché re Ferdinando IV lo avesse approvato, i lavori iniziati vennero ben presto abbandonati poiché la zona non si prestava ad un osservatorio, essendo troppo infossata (difatti l'Osservatorio Astronomico fu poi costruito nel 1819 sulla collina di Capodimonte). L'unico "strumento" che si riuscì a realizzare fu l'imponente meridiana sul pavimento del "Gran Salone" (che oggi viene appunto chiamato "Salone della Meridiana").

Mentre proseguivano i lavori per completare l'edificio, il re diede finalmente il nulla osta per l'acquisto del giardino dei Padri Teresiani; ma questi, ottenendo che gliene venisse lasciata una parte, obbligarono di fatto lo Schiantarelli a modificare per la quinta volta il progetto. Nel 1793, con il completamento del primo piano, raggiungendo oramai le due ali laterali la base del frontone del Gran Salone (cui facevano anche da contrafforte, rivelandosi in ciò provvidenziali per la sua tenuta e stabilità durante il terremoto del 1805), si impose di ridefinire organicamente l'aspetto esterno del Museo: così vennero tolte tutte le decorazioni barocche del Fontana (i pinnacoli, i vasi, i tondi con i busti, e persino le nicchie con le statue), aggiungendosi soltanto delle doppie lesene agli angoli dell'edificio: così, con la perdita dei suoi elementi barocchi, il Museo acquisiva in pieno il suo aspetto attuale: quello di un palazzo in stile classico. Tra il 1793 ed il 1798, mentre si rivelava inconcludente ogni tentativo di realizzare i progetti di allargamento del Museo, le soprelevazioni appena realizzate causavano i primi dissesti statici: Schiantarelli cercò di correre ai ripari ma le sue soluzioni furono criticate anche di più; ridotto in miseria, egli semplicemente scomparve.

Nel 1799 la realizzazione di un nuovo progetto di ampliamento del Museo fu affidata all'architetto Francesco Maresca: il progetto - il più grandioso di tutti - prevedeva l'occupazione di tutta la proprietà dei Padri Teresiani, la distruzione di due chiostri e persino l'intaccamento della chiesa. Pur essendo stato approvato dal Consiglio dei ministri nel 1802, per la strenua opposizione dei conventuali esso non fu mai realizzato e neppure cominciato. Ciò non impedì che proseguissero i lavori di completamento dell'edificio esistente. Inoltre altri piccoli lavori a nord del museo portarono nel 1810 alla scoperta di una delle importanti necropoli della greca Neapolis: la necropoli di Santa Teresa. L'aspirazione a voler ingrandire il museo venne tuttavia drasticamente ridimensionata e scoraggiata dopo l'apertura fra il 1807 e il 1809 del Corso Napoleone, la nuova strada di collegamento fra il Museo e la Reggia di Capodimonte, (oggi via Santa Teresa - Corso Amedeo di Savoia), in quanto che i suoli lungo di essa vennero ben presto ceduti ed occupati da privati cittadini che vi edificarono palazzi ed abitazioni.

Dopo la parentesi murattiana, ritornando il re Ferdinando IV sul trono di Napoli (ora come "Ferdinando I Re delle Due Sicilie"), il 22 febbraio 1816 egli decretava ufficialmente l'istituzione del "Real Museo Borbonico".

Nel 1852, con l'abbattimento dei granai di Napoli (le cosiddette "Fosse del Grano"), via Toledo veniva prolungata fino al Museo, aprendosi così l'attuale via Pessina. Con il successivo abbattimento delle mura cinquecentesche della città e della Porta di Costantinopoli, il Museo entrava a pieno titolo a far parte del tessuto urbano della città.



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